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In treno a Venezia per scoprire la cultura e i sapori del Ghetto Ebraico

Una piacevole passeggiata di dieci minuti, partendo proprio dalla stazione di Santa Lucia, consente di raggiungere e visitare il “Ghetto”. Scopriamolo insieme!
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Il primo sguardo su Venezia uscendo dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia è sempre di grande fascino, non solo per chi vi giunge per la prima volta, ma anche per coloro che amano questa città e la visitano spesso.

Venezia è sempre stata un grande centro di scambi fra l’oriente e l’occidente, di culture diverse, di religioni diverse. Una città inclusiva che nella sua storia ha saputo aprire le sue porte ad altre culture, anche se le regole erano quelle stabilite dalla Serenissima.

Tra i diversi popoli che formarono nel corso del tempo le genti delle Venezie, gli ebrei giunsero, secondo la tradizione, verso gli inizi del secolo XVI°, divenendo a poco a poco, nonostante l’alternarsi di permessi e divieti di soggiorno in città, un nucleo considerevole nella città lagunare.

Una piacevole passeggiata di dieci minuti, partendo proprio dalla stazione di Santa Lucia, consente di raggiungere e visitare il “Ghetto”, che si trova all’interno del sestiere di Cannaregio. Per accedere a questa suggestiva zona della città si attraversa Ponte delle Guglie e si imbocca Fondamenta San Giobbe e, passato il Sotoportego del Ghetto ingresso principale al quartiere, la meta è raggiunta.

Foto di Andrea Radic

In alternativa si entra da Fondamenta degli Ormesini, luogo di vivace vita notturna e molto consigliato per l’aperitivo serale, attraversando il ponte di ferro che dà su Campo del Gheto Novo.

Il ghetto di Venezia è ben collegato anche con i vaporetti ACTV. Le fermate più vicine sono “Guglie” e “San Marcuola”, quest’ultima sul Canal Grande.

Foto di Andrea Radic

All’inizio del 1500, il governo della Repubblica con apposito decreto stabilì che gli ebrei dovessero abitare in una sola zona della città, in un’area dove precedentemente sorgevano le fonderie dette “geti” in veneziano.

Il nome viene proprio da “getto” come veniva chiamato all’epoca questo luogo. Spiega Avivit Hagby Aka Avi, esperta di storia ebraica e capace di far scoprire una Venezia davvero insolita attraverso le visite che organizza la sua Venice Luxury. I primi ebrei che giunsero qui erano tedeschi e pronunciavano “Ghetto” con la pronuncia dura, da qui il nome.

Foto di Andrea Radic

Il decreto stabiliva inoltre che si sarebbero dovuti occupare della gestione dei banchi di pegno a tassi stabiliti dallo stesso governo della Serenissima. La prima banca al mondo nacque qui. Insieme ad altre regole da rispettare, la popolazione ebraica aveva libertà di culto e godeva di protezione in caso di guerra.

Sono presenti all’interno del Ghetto, cinque sinagoghe, visitabili e ricche di preziose testimonianze religiose. Costruita nel 1527 la Scuola grande Tedesca è la prima sinagoga del ghetto, la Scola Canton, fondata nel 1531 presenta una decorazione unica in Europa per la presenza di otto pannelli lignei raffiguranti episodi biblici tratti dal libro dell’Esodo, quali il passaggio del Mar Rosso.

La Scola Italiana, sorta nel 1575, è la luminosa, grazie a cinque ampie finestre che si aprono sul lato del campo. La Scola Levantina fondata forse nella prima metà del XVI secolo, fu riedificata nella seconda parte del XVII secolo.

Infine la Scola Spagnola la più imponente delle sinagoghe veneziane, di grande impatto scenografico con un ampio scalone bipartito che immette in una vasta aula culturale.

Foto di Andrea Radic

Da non perdere il Museo Ebraico di Venezia con le sue collezioni permanenti e le numerose attività di approfondimento, insieme alle esposizioni temporanee.

Oggi il quartiere del Ghetto è una parte viva e affascinate della città lagunare, dove la presenza della comunità è molto attiva dal punto di vista religioso, culturale ed enogastronomico. La cucina kosher è infatti davvero interessante e consente un percorso non solo gastronomico, ma di stretta relazione con la storia e la cultura del popolo.

Foto di Andrea radic

Si pensi che le “Sarde in saorpiatto tipico simbolo di Venezia, nascono proprio dalla cucina kosher. Un corposo sistema di regole alimentari attraverso le quali gli ebrei veneziani hanno creato un vero e proprio menu unico al mondo dove la gastronomia lagunare e quella ebraica si fondono.

Nel Ghetto si possono vivere esperienze gastronomiche molto interessanti, dalla cucina kosher del ristorante Gam Gam, dal completo menu con le specialità ebraico-veneziane, fino ai dolci tipici, come le orecchie di Amman, della pasticceria Gam Gam Goodies, sempre lungo Sestiere Cannaregio. Tra le calli bello scoprire piccoli negozi dove trovare stampe e disegni di matrice religiosa o vetri soffiati che rappresentano i personaggi del Ghetto.

Foto di Andrea Radic

Per approfondire la cultura gastronomica ebraico-veneziana è possibile affidarsi ad una scuola di cucina in un luogo affascinante, la casa di famiglia di Valentina Righini a pochi metri da Piazza San Marco, un appartamento in un palazzo del 1500, con meravigliosi pavimenti in marmo veneziano intarsiato, risalenti al ‘700.

I corsi tenuti dallo chef Michele Cabianca sono veri e propri viaggi nel mondo delle tavole veneziane, dal pesce, alla pasta fresca, alle specialità kosher, ai celebri “Ciccheti” piccole porzioni da consumare all’aperitivo.

Ultimo aggiornamento 15 Settembre 2021
In treno a Venezia per scoprire la cultura e i sapori del Ghetto Ebraico
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