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A Verona per gustare il territorio e l’innovazione

Dalla Stazione di Porta Nuova un percorso di sapori autentici e nuove cucine.
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Dalla Stazione di Porta Nuova un percorso di sapori autentici e nuove cucine. Una passeggiata lungo il viale principale per raggiungere Piazza delle Erbe con la sua intima eleganza e la storia dei suoi palazzi.

Tra questi Palazzo Maffei con la sua fastosa monumentalità chiude uno dei lati della piazza, sul lato dell’antico foro romano, e ancor oggi cuore storico di Verona. Esso rappresenta un unicum nel panorama dello stile architettonico cittadino, normalmente più composto, tanto che si ritiene che il progetto possa essere stato realizzato probabilmente da un architetto di Roma, dove i Maffei avevano frequentazioni.

Di Catarina Belova/Shutterstock

Il Palazzo, del quale in realtà non si hanno molte notizie, sorse attorno al 1626 e nel 1663 doveva ormai essere in fase di ultimazione. Palazzo Maffei sorge sul luogo in cui, secondo gli archeologi, in epoca romana si trovava il Campidoglio, il principale tempio della città.

Le statue di divinità greco-romane che decorano la bella balaustra del terrazzo di Palazzo Maffei sembrano ricordarci l’antico tempio e quasi imitano il colpo d’occhio sul foro che il visitatore, entrando in città dal cardo (l’attuale via Cappello), avrebbe forse potuto avere.

Palazzo Maffei è sede dell’omonimo ristorante della famiglia Gambaretto. I tavoli all’aperto sono apparecchiati nel cortile d’onore, con vista sul colonnato. All’interno eleganza e accoglienti arredi completano l’offerta. Unica davvero la cantina dove sono presenti resti delle mura e delle colonne romane. Un tavolo è collocato proprio tra le vestigia antiche, perfetto per una cena romantica.

Il ristorante, con i suoi 120 anni di storia, rappresenta un grande classico della cucina veronese, sotto la talentuosa guida dello chef Fabio Tammaro. Da una parte guarda al territorio con i risotti, come quello al basilico, crudo di mare e camomilla, la guancia di manzo brasata all’Amarone e la gallina, simbolo del territorio. Dall’altra si rivolge al mare, quell’Adriatico che pare distante, ma non lo è affatto.

Ecco quindi tanto buon pesce, che rispecchia anche lo spirito dello chef, originario di Castellamare di Stabia. Tanto crudo da Chioggia e non solo, una “Catalana” di alto livello e identità, le ghiotte “Capesante scottate, fichi caramellati e crumble di prosciutto di Parma” il tutto rispettando tradizione, storicità e materie prime.

Foto di Andrea Radic

A governare la vasta cantina, il ristorante si fregia anche del titolo di Enoteca, il sommelier Basilio Calareso che accompagna gli ospiti in un viaggio enologico ben declinato e di piacevole varietà.

Per una cucina contemporanea che guarda all’oriente, sempre in centro storico, si entra in un’altro gioiello architettonico, Palazzo Forti. Qui la tavola cui sedersi è quella di “Amo Bistrot”. Tartare, marinature, tempura e cotture orientali si sposano con mano italiana di felice fantasia.

Foto di Andrea Radic

Qualche suggerimento: Takoyaki “polpette fritte con polpo, uovo e katsobushi”, “tomino marinato al miso” e “Salmone tiepido marinato al riso fermentato con chips di fiori di loto e wasabi” per cominciare.

La passeggiata gastronomica prosegue verso la magnifica Arena di Verona, dove a pochi passi, di fronte a Porta Borsari, troviamo “Oblò” regno del “Comfort Food” un cibo che scatena i sapori.

Foto di Andrea Radic

Dagli hamburger gourmet, alle costine di maiale alla griglia, ai tacos di manzo. Un’offerta che strizza l’occhio agli Stati Uniti e al Centro America, utilizzando solo ingredienti italiani di eccellenza. L’abbinamento con le birre artigianali e con una interessante offerta di cocktail completa il piacere di una cucina golosa.

Per coloro che amano coniugare gusto e benessere con una cucina salutare, è sufficiente entrare nella porta accanto per gustare le specialità di Saos tra le quali insalate di quinoa, un “Sushi Toast vegano” o “Avocado burgehr” un avocado farcito con salmone e spinacino.

Foto di Andrea Radic

La proposta include anche i Poke, ciotole dove mischiare a piacere gli ingredienti in perfetto stile delle isole Hawaii. Notevole quello con riso, tofu di soia e maionese vegana. Da bere succhi biologici e una vasta scelta di centrifugati.

Luca Gambaretto ha le idee ben chiare e sviluppa un’impreditorialità della ristorazione in chiave giovane e dinamica. Ha cominciato a gestire i suoi locali nel 2010 a soli 21 anni a causa ella improvvisa scomparsa del papà Ferdinando.

Foto di Andrea Radic

Ho cominciato nel 2004, a 15 anni, lavando bicchieri e nel 2006 ho capito che la sala era ciò che mi piaceva veramente e sarebbe stato il mio futuro” racconta Gambaretto. Oggi conta 65 dipendenti e il suo gruppo ristorativo è in piena espansione.

Visione del futuro?Creare un gruppo internazionale, molto semplice, per portare nel mondo Verona, il suo stile e la sua concretezza, che sono i valori del Maffei, come ha fatto Arrigo Cipriani, portando Venezia negli Stati Uniti e non solo”.

Ultimo aggiornamento 4 Ottobre 2021
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